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Pietragalla e i suoi Palmenti

I Palmenti di Pietragalla sono uno dei tesori architettonici più affascinanti e insoliti della Basilicata. Situati alle porte paese si presentano agli occhi del visitatore come un vero e proprio paesaggio fiabesco, che ricorda, come ci dicono in molti, il villaggio degli Hobbit di Tolkien. In realtà, si tratta di un ingegnoso e monumentale complesso di edilizia rurale rupestre. Il termine “palmento” (dal latino pavimentum, con riferimento al pigiare l’uva) indica i manufatti scavati nella roccia utilizzati fin dall’antichità per la pigiatura dell’uva e la fermentazione del mosto. A Pietragalla questo sistema non è isolato, ma costituisce un intero parco rupestre composto da oltre 200 strutture ipogee, parzialmente o totalmente sotterranee, disposte a terrazzamenti su una collina di roccia arenaria. L’architettura e il funzionamento dei palmenti uniscono l’arte dello scavo alla maestria della muratura in pietra locale. Con i tetti verdi visti dall’alto, i palmenti appaiono come collinette ricoperte da un soffice manto erboso. Le facciate di ogni palmento sono in pietra con una porticina d’ingresso, spesso sormontata da una piccola feritoia per l’aerazione. Il contrasto tra la pietra grigia e il verde dell’erba crea un impatto visivo straordinario.L’interno ècomposto da una o più stanze, a secondo della grandezza, scavate nella roccia, dove si trovano vasche disposte a livelli differenti per sfruttare la forza di gravità. La vasca superiore in genere più grande, dove veniva riversata l’uva appena vendemmiata, che veniva pigiata a piedi scalzi. Il canale di scolo, dove il mosto ottenuto defluiva attraverso un foro praticato nella roccia, spesso filtrato da grate rudimentali. La vasca inferiore più piccola dove si raccoglieva il mosto, che veniva lasciato a fermentare per qualche settimana, in genere dai quindici ai venti giorni. Una volta terminata la prima fermentazione, il vino veniva travasato all’interno di barili di legno e trasportato nelle “rutt” , così son chiamate le cantine del centro storico del paese, dove il processo di maturazione si completava al fresco. Il complesso dei Palmenti di Pietragalla, dal punto di vista storico, ha vissuto il suo massimo splendore e utilizzo tra il XIX secolo e la prima metà del XX secolo. Erano laboratori vinicoli perfettamente funzionanti e condivisi, ogni famiglia o gruppo di contadini possedeva o affittava un palmento. Il loro utilizzo è andato progressivamente scomparendo intorno agli anni ’60 e ’70 del Novecento, con l’avvento delle moderne tecnologie enologiche. Oggi i Palmenti di Pietragalla sono stati recuperati, riqualificati e trasformati in un Parco Urbano. È possibile passeggiare tra i sentieri che collegano queste curiose casette di pietra, camminando letteralmente sui tetti delle strutture inferiori. Piccola curiosità, grazie alla loro atmosfera senza tempo, i palmenti sono diventati una meta imperdibile per gli amanti del turismo lento, della fotografia e della storia rurale, rappresentando uno dei massimi esempi di bioarchitettura spontanea in Italia. Infine ci sono alcuni aspetti da migliorare, per far si che il visitatore rimanga soddisfatto e contento della visita, occorre migliorare l’aspetto dei Palmenti, specialmente in questo periodo con il taglio dell’erba completo in tutto il parco degli stessi. Poi, importante la fruibilità dei servizi igienici e per ultimo, ma non meno importante, l’accesso ai parcheggi è limitato alle solo autovetture perché gli autobus non riescono ad entrarvi, quindi necessitano di un accesso laterale.

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